Da Bobbio a Lucca lungo la Francigena di montagna

Il diario di viaggio del cammino lungo la via degli Abati e la via del Volto Santo, che a Lucca si ricollega alla via di Sigerico.

Il nostro proposito era quello di affrontare un percorso alternativo alla storica via Francigena di Sigerico, affrontando il tratto appenninico tosco-emiliano e unendo così due antiche vie storiche: la Via degli Abati (che da Bardi coincide con quella dei Monasteri regi) e la Via del Volto santo.
Il primo tratto (fino a Pontremoli) si sviluppa a scavalco di cinque vallate, è ben segnalato e custodito con cura; il secondo (da Pieve S .Andrea) si sviluppa quasi tutto nella vallata del Serchio, ed è in gran parte da ricostruire: sono individuati i punti di collegamento del percorso, mentre è carente una segnaletica appropriata che indichi percorsi alternativi alle strade asfaltate.

Da Bobbio (Coli) a Groppallo (9 ore)
Abbiamo il tempo limitato e ci consideriamo buoni camminatori, per cui decidiamo di affrontare tratti anche impegnativi. Questa prima tappa appare in effetti molto lunga e con accentuati dislivelli (complessivamente  1700 metri). Decidiamo perciò di partire da Coli (con un abbuono di circa 5 km sui 38 previsti). Dalla piazza del paese ci dirigiamo verso la località Boioli, superiamo  torre Magrini e scendiamo al torrente Curiasca. Di qui comincia la risalita al castello di Faraneto. Da Cornaro su asfalto raggiungiamo Pescina, dove prendiamo il sentiero che  ci porta al valico della Sella dei Generali dopo due ore e mezza di cammino. Ci troviamo a 1200 metri (il punto più alto della tappa) e la visione panoramica è molto bella:  alla nostra destra la valle del Trebbia con le lontane cime ancora parzialmente innevate. Alla sinistra si apre la val Nure. Su uno sperone in lontananza individuiamo la chiesa di Groppallo, meta della tappa. Lentamente scendiamo su largo sterrato verso Mareto. Arrivati al F???????????????????????????????ontanone prendiamo la direzione di Nicelli. Qui ci fermiamo per una sosta ristoro. Comincia la lunga discesa verso il Nure, prima su strada asfaltata, poi su sentiero piuttosto sassoso e ripido. Arrivati al fiume, in località Croce Lobbia, constatiamo che il torrente non è guadabile (per la portata d’acqua e la forte corrente). Mestamente ci dirigiamo verso Farini alla ricerca del ponte. L’allungamento della tappa ci costa 5 km di asfalto, fino alla ripresa del sentiero all’altezza del guado. Ci aspetta una lunga e faticosa risalita verso Groppazzolo e finalmente a Groppallo, dove ci aspetta una confortevole accoglienza.

Da Groppallo a Bardi (6 ore)
La cosa più confortante  della tappa è la presenza di numerose fonti di acqua. La prima parte del percorso –fino a Linguadà- è piacevole e su sentieri in quota che ora entrano nei boschi, ora si aprono su prati verdeggianti con cavalli al pascolo. All’uscita del paese prendiamo a sinistra una carrareccia che ci porta, attraverso piccoli centri abitati (Riovalle, Selva, Bruzzi), al passo di Linguadà dopo un paio di ore. Ci fermiamo al bar (chiuso) per una pausa ristoratrice. Vediamo fermarsi sull’altro lato della strada un’auto da cui escono due persone che si qualificano come soci della Via degli Abati, in giro per la segnatura del percorso. Erano sulle nostre tracce… Evidentemente la via è ben presidiata (come avremo modo di constatare anche in seguito). Il secondo tratto del percorso è poco gradevole: per la maggior parte su asfalto o su sentieri umidi e in ragguardevole pendenza. Passiamo a Boccolo dei Tassi, dove anticamente sorgeva l’ospizio di S. Pietro. A Groppo ci abbeveriamo alla grande fontana (sono le prime ore del pomeriggio e fa caldo). Tenendo la provinciale attraversiamo Monticelli (alla nostra destra una ricostruzione della grotta di Lourdes con annessa area di culto). Finalmente, dopo la chiesetta romanica di S. Maria, su uno degli ultimi tornanti, ci appare l’imponente mole del castello di Bardi. Dopo una sosta al bar centrale e la visita alla pala del Parmigianino nella chiesa parrocchiale, ci dirigiamo all’albergo per la sistemazione.  Prima di cena c’è ancora il tempo per visitare le mura esterne del castello (già chiuso) e per fare un giro nelle vie dell’antico borgo. Al mattino seguente Paolo ci lascia per rientrare al lavoro.

Da Bardi a Borgotaro (9 ore)
Tappa con notevoli dislivelli, che rendono il percorso impegnativo. Si comincia in discesa su un ripido pendio che in circa un km e mezzo ci porta al ponte sul fiume Ceno. Subito dopo attraversiamo il suo affluente Noveglia che qui sfocia nel Ceno. Quindi risaliamo le pendici della valle omonima. Dopo circa due ore arriviamo a Monastero, dove si può ammirare la grandiosa chiesa, segno di un importante passato. In successione il cammino alterna sterrati che si aprono su distese erbose e sentieri che si addentrano in boschi piuttosto chiusi. Nei pressi di un vecchio mulino ristrutturato si guada un ruscello per risalire verso la pieve di Gravago, antica sede di un  monastero benedettino. A Osacca, dopo circa 4 ore di cammino, ci fermiamo per consumare il nostro panino quotidiano (la Teresa continua a preferire il suo “grana”). All’uscita del paese troviamo un’ indicazione “Da Pino per la registrazione e la timbratura”. Nella direzione indicata vediamo una casa completamente chiusa. Decidiamo di proseguire sulla strada asfaltata in salita che porta alla Ramata, un antico passo –recita un cartello informativo- su cui transitavano pellegrini, mercanti ed eserciti. Di fronte a due alternative per il proseguimento del cammino, decidiamo di scegliere il percorso meno panoramico, ma un po’ più breve (variante di Santa Donna).  Superato il passo, cominciamo a scendere in direzione Porcigatone. Su uno dei tornanti veniamo accostati da una macchina. L’anziano conducente ci grida: “Siete pellegrini? Allora dovete darmi i nomi per la registrazione!” Era il Pino di Osacca che evidentemente si era messo sulle nostre tracce. Ormai siamo in vista di Borgotaro. Intravvediamo in fondo alla strada l’amico Luciano Allegri (era già in contatto con noi), munito di macchina fotografica per le foto di rito, che ci accompagna all’albergo e ci intervista per il sito dell’associazione Via degli Abati (di cui è presidente). Prima di cena c’è il tempo per assistere alla messa prefestiva.

Da Borgotaro a Pontremoli (10 ore)
??????????????????????????????? Tappa molto lunga (33 km) e impegnativa, ma anche la più bella dal punto di vista paesaggistico. Usciamo dal borgo per raggiungere il ponte sul fiume Taro. Di qui, superato il cimitero, si comincia a salire su un lungo tratto di strada asfaltata, interrotta ogni tanto da sentieri che tagliano i tornanti. Passiamo vicino alla chiesa di S. Vincenzo e in due ore arriviamo a Valdena. Al termine del paese entriamo in un bellissimo bosco di castagni e camminiamo su un sentiero ben segnalato ed evidentemente molto praticato che ci porta a Vaccareccia, al centro della foresta omonima. Proseguendo per il sentiero Cai 843 arriviamo al Passo del Borgallo, spartiacque tra la val Taro e la Val Verde, utilizzato fino al IX secolo anche dai Longobardi nei loro spostamenti verso la Versilia, in sostituzione del Passo del Bardone (Cisa) allora  controllato dai Bizantini. Breve sosta per rifocillarsi e ammirare i fianchi opposti delle due valli. Proseguiamo sul bel crinale roccioso fino al monumento alla Resistenza della Valverde. Si comincia a scendere su una sterrata della forestale, arrivando al lago Verde, collocato in un ampio pianoro su cui sorgono anche alcune case di pietra. Continuando sulla strada che digrada tra i boschi per circa 5 km arriviamo a Cervara. Qui ci fermiamo per il necessario ristoro. Riusciamo anche a prendere un caffè nel baretto del paese (il gestore, anziano cacciatore, ci intrattiene sulla fauna locale). Poco dopo aver ripreso il cammino su strada asfaltata, troviamo l’indicazione di un sentiero che ci riporta nel bosco e arriviamo a Vignola. Lieve pioggerella che ci accompagna fino a Pontremoli. Presso l’ufficio turistico ritiriamo le chiavi che danno accesso all’ostello presso il bel castello di Piagnaro. Cena a base di testaroli. Ci accomiatiamo da Teresa che rientra per riprendere il lavoro.

Da Pontremoli ad Aulla (7 ore)
A Pontremoli la Via degli Abati si immette sulla via francigena di Sigerico, su un tracciato ben segnalato e piuttosto praticato. Dalla piazza centrale del paese si prende la via Mazzini e attraverso il ponte dedicato a Battisti ci si immette sulla statale. Il primo tratto è su asfalto trafficato. Passando vicino alla Pieve di Sorano  ammiriamo la bella chiesa romanica dell’ XI secolo, munita di tre absidi. Dopo un paio di ore arriviamo al borgo di Filattiera, dove sorgeva un antico ospitale (ancora segnalato) per l’accoglienza dei pellegrini, dedicato a S. Giacomo. Il paese è dominato dal castello fatto costruire dai Malaspina. Un  percorso alternativo alla statale consente di proseguire il cammino più in sicurezza. Superato il castello di Lusuolo, proseguiamo sulla carrozzabile parallela all’autostrada. Su questo tratto incontriamo una coppia di pellegrini svizzeri diretti a Roma. Dopo altre due ore arriviamo a Terrarossa, antico borgo medioevale a sua volta dominato da un altro castello Malaspina. Queste fortificazioni avevano la funzione di presidiare la via della Lunigiana. Ancora due km e mezzo e arriviamo ad Aulla, che Sigerico chiamò Aguilla. Prima di approdare all’ ospitalità ci dedichiamo alla visita, nella parte vecchia della città, ai resti dell’antica e potente abbazia di S. Caprasio, un eremita del V secolo, vissuto sull’isola di Lérins di fronte alla Provenza, le cui ossa vennero trasferite per difenderle dalle  incursioni saracene intorno all’ VIII secolo. Domani in treno ci trasferiremo in Garfagnana per proseguire sulle colline il nostro cammino.

Da Minucciano a S. Romano in Garfagnana (8 ore)
In treno ci portiamo a Minucciano. Da lì cominciamo il nostro cammino sulla Via del Volto santo o francigena della Garfagnana. Siamo diretti alla vicina Pieve di S. Lorenzo (architettonicamente molto bella, ma naturalmente chiusa). Cominciamo la lenta e faticosa risalita su asfalto (poco trafficato) verso il Passo Carpinelli (m. 840), che raggiungiamo dopo due ore di camminata. Un tentativo di deviare per un sentiero (con segno del Cai) si spegne dopo venti minuti su un terreno impraticabile. Sul passo ci affanniamo nella vana ricerca di segnali indicatori, mentre Franco consulta nervosamente le mappe di google che ha portato con sé. Decidiamo di continuare su asfalto in direzione Camporgiano. Per fortuna dopo circa un km troviamo una deviazione su bel sentiero, che ci porta alla chiesa di S. Antonino e quindi a Capoli dopo un’ora e mezza di cammino. Confortati da un fugace ristoro, raggiungiamo Nicciano, un bel complesso fortificato su una collinetta, e arriviamo a Piazza di Serchia. Gli ultimi 5 km ci conducono, sempre su asfalto, a S. Romano in Garfagnana. Scopriamo un bellissimo borgo su una piccola altura, immerso tra case di pietra raccolte lungo le stradine selciate che lo attraversano, in un silenzio quasi irreale (i bar e i negozi si trovano all’ esterno, lungo la provinciale). Sullo sfondo ammiriamo le Verrucole, un’imponente opera difensiva realizzata dagli Estensi su un crinale che domina la valle del Serchio.

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Da S. Romano a Gallicano (7 ore e mezza)
Partiamo abbastanza presto su strada asfaltata verso Sillicagnana. Sul percorso entriamo a  Sambuca per visitare l’antica pieve di S. Pantaleo, appoggiata a uno sperone roccioso e meta di pellegrinaggi. Rientrati sulla strada notiamo sulla destra un percorso con segnavia Cai che ci porta sul lungo-Serchio. Superato il sottopassaggio della ferrovia, il sentiero si perde nella sterpaglia. Rientriamo su strada a Villetta per raggiungere finalmente Sillicagnana. Qui un cortese residente ci indica il sentiero che, superato il campo sportivo, ci conduce al lago di Pentecose (ampio specchio d’acqua formato da uno sbarramento sul Serchio). Sono passate due ore e mezza dalla partenza. Prendiamo la pista ciclo-pedonale che fiancheggia il lago e che attraverso un caratteristico ponticello ci immette su un breve tratto selciato. Cominciano tre penosi km di asfalto trafficato, in una zona industriale con cartiere e fabbriche di laterizi. Dopo un’ora arriviamo nella cittadina di Castelnuovo Garfagnana. Situata alla confluenza del torrente Turrite con il Serchio, è considerata il centro nevralgico della valle. Nel punto più elevato del borgo sorge la Rocca Ariostesca presso la cattedrale. Ci fermiamo per una sosta ristoro. Ripartiamo per raggiungere in una faticosa salita di tre km Monteperpoli e –poco più sotto- Cascio. Mentre ammiriamo la chiesetta nella piazza del borgo  incontriamo un signore che ci indica con precisione il percorso per raggiungere Gallicano. Bella e generosa l’accoglienza al bar ristorante dove sostiamo per la notte.

Da Gallicano a Diecimo (8 ore)
Pensiamo di fare una puntata fuori percorso per visitare Barga, il nucleo urbano più elegante della valle, già al centro di feroci lotte tra pisani e lucchesi per il suo possesso, e resa celebre da una poesia di Pascoli. Saliamo al centro storico medioevale, ancora ben conservato, dominato dal bel duomo romanico (più volte rimaneggiato) dedicato a S. Cristoforo (altro santo camminatore). Qui si ha una magnifica veduta della città; sullo sfondo la catena delle Apuane con la cima innevata del Pania. Usciamo dalla Porta Reale in direzione dell’ospedale S. Francesco verso Fornaci, località costruita sui depositi alluvionali alla confluenza dell’Ania col Serchio, e piena di fabbriche di laterizi. Superato il ponte sull’Ania saliamo su percorso pedonale verso Piano di Coreglia e di lì a Chivizzano Castello (a due ore e mezza di cammino da Barga). Si tratta di uno dei borghi più belli della Garfagnana: costruito su una collina, dominato dal castello e circondato da spesse mura medioevali sotto le quali è ricavato un ampio camminamento. Si prosegue su asfalto trafficato verso Piano della Rocca. Cerchiamo un sentiero che ci porti alla Rocca, interpellando le persone che incontriamo. Dopo un primo, inutile  tentativo, riusciamo a imbroccare quello giusto, proprio all’altezza del bar del paese. Dopo una sosta ai ruderi del castello, con qualche incertezza prima su sentiero poi sulla più sicura strada asfaltata scendiamo a Cerreto, dove ammiriamo la bella e originaria abside della pieve romanica. Sul cammino verso Borgo a Mozzano ci affacciamo sul Ponte della Maddalena (o del Diavolo), costruito con cinque arcate asimmetriche che si riflettono nello specchio d’acqua del Serchio. All’uscita da Borgo, dopo un tratto di asfalto trafficatissimo, presso il centro sportivo prendiamo una tranquilla pista ciclabile che in un’oretta ci porta a Diecimo.

Da Diecimo a Lucca (6 ore)???????????????????????????????
La tappa verso Lucca si svolge tra asfalto, tratti di sentiero e una lunga e bella pista ciclo-pedonale che fiancheggia il fiume Serchio. Per cominciare si parte su strada asfaltata piuttosto trafficata. Ogni tanto incontriamo tratti di sentiero che alleggeriscono il percorso. Questo fino a Ponte a Moriano. Superato il paese, entriamo nella lunga pista che ci accompagna fino alle porte di Lucca. Il tragitto è molto bello e si snoda avendo a destra lo specchio d’acqua con qualche pescatore in paziente attesa di preda, e a sinistra prati  che si alternano a centri sportivi e a coltivazioni ortofrutticole. Sulla strada rari passanti,  cani al guinzaglio, qualche marciatore in allenamento. Prima di mezzogiorno entriamo in città e ci avviamo verso il centro per le visite: prima alla basilica di S. Frediano, con la sua grandiosa struttura architettonica e i numerosi affreschi di recente restaurati; poi alla cattedrale di S. Martino e alla sagrestia ricca di dipinti e delle sculture di Iacopo della Quercia. Nel transetto di sinistra rendiamo omaggio all’edicola del Volto Santo, che è la meta del nostro cammino. Nella cattedrale raccogliamo anche l’ultimo timbro da apporre sulla credenziale a testimonianza del nostro cammino.

Aprile 2014

Piergiorgio con Franco, Onofrio, Teresa e Paolo