Da Bobbio a Pavia lungo la via degli Abati

Presentazione
Si tratta di un itinerario ricostruito dal ricercatore Giovanni Magistretti con il contributo del prof. Mario Pampanin su cui si ritiene transitassero i monaci bobbiesi per recarsi nella capitale del regno longobardo. Una continuazione del tratto Bobbio – Pontremoli, dagli stessi utilizzato  per andare a Roma. Probabilmente anche i longobardi percorrevano questa via nelle comunicazioni con i loro ducati nel centro Italia (lo storico Paolo Diacono colloca Bobbio a 40 miglia -circa 60 km- da Pavia).
Complessivamente questo tratto è parte integrante della via “francigena di monte” che da Pavia, attraversando diverse vallate, conduceva a Pontremoli per collegarsi con la via di Sigerico.
Il tratto è lungo 66 km e si può percorrere in due o tre tappe. Noi abbiamo scelto la prima soluzione.

Da Pavia a Francia Casella (km 28)PAVIA 4
Arriviamo in città di buon mattino per avere il tempo di visitare alcuni luoghi legati ai pellegrinaggi francigeni. Entriamo nella chiesa di S.Pietro in Ciel d’oro, bel monumento di stile romanico, che custodisce in una splendida arca di marmo le spoglie di S.Agostino. Quindi una visita alla basilica di S.Michele, costruita dai longobardi, dove venivano incoronati re e imperatori, e dove vennero traslate le spoglie di S.Colombano quando nel 929 i monaci del monastero di Bobbio andarono dal re Ugo di Provenza a chiedere protezione contro le usurpazioni del vescovo Guido di Piacenza. All’uscita dalla città sostiamo alla chiesa di S.Lazzaro sulla via francigena, presso la quale sono ancora visibili le tracce dell’antico monastero e dell’ospizio annesso.
Fuori città ci riesce piuttosto difficile intercettare la green way nel parco del Ticino. Seguiamo le indicazioni della via francigena per entrare più tardi nel parco attraverso il passaggio in una corte privata. Il percorso verde è molto bello. Tra filari di alti pioppi si costeggia il fiume su cui si affacciano ogni tanto ponticelli per l’attracco delle imbarcazioni. Dopo circa sei km giungiamo al Ponte della Becca. Ci immettiamo sulla statale e imbocchiamo con qualche preoccupazione il  tratto di ponte, percorso da un discreto traffico e privo di protezioni.
E’ mezzogiorno e comincia a far caldo (il caldo umido e afoso che segue le giornate di pioggia). Usciti dalla strada asfaltata affrontiamo l’argine maestro del Po, sterrato e deserto, ma attraversato da nugoli di fastidiosi insetti che si appiccicano alla pelle… Dopo oltre due ore arriviamo a Broni in cerca di un bar per dissetarci, sfamarci e fare provvista di acqua. Quando si riparte si comincia a salire. Abbiamo davanti 12 km di percorso, appesantiti dalla stanchezza e da un sole impietoso! Attraverso la via dell’Acqua calda saliamo verso Colombarone tra filari ordinati di viti. Sul crinale tra la valle Scuropasso e la val Versa si aprono splendidi panorami su distese di vigneti e borghi sparsi  sulle colline. Arrivati a Castana incontriamo sulla strada un bar aperto. Non resistiamo alla tentazione di fermarci per assaggiare il rinomato bianco dell’Oltrepo’.
Ripartiamo tanto rinfrancati da non accorgerci di una deviazione sul percorso (peraltro non segnalata) per cui scendiamo diritti attraverso filari di vigneti verso il fondo valle. Su indicazione di un cortese contadino siamo costretti a risalire a Cella per prendere la direzione di Francia. E’ ormai sera. La proprietaria dell’alloggio ci accoglie offrendoci abbondante acqua fresca prima di condurci alle nostre camere  in attesa della cena.

Da Francia a Bobbio (km 38)
Ripartiamo di buon mattino per affrontare una tappa impegnativa. Dopo circa un chilometro abbandoniamo l’asfalto per inoltrarci lungo terreni coltivati a vigneto. L’aria è ancora fresca e si cammina bene. Prima sosta a Canevino dopo sette km. Ci rechiamo in Comune per apporre il timbro sulla credenziale. Incontriamo il sindaco stesso che ci fa omaggio di un depliant con la ricostruzione del percorso dei monaci bopavia 5bbiesi per la traslazione delle reliquie di S.Colombano a Pavia. Sotto la chiesa visitiamo il monumento che ricorda l’evento insieme al miracolo qui avvenuto (un bimbo sordomuto che cominciò a parlare).
Scendiamo tra le case sul lato opposto della collinetta, e dopo il cimitero ci addentriamo su una carrareccia che ci porta in salita a Pometo. Superati la chiesa e il cimitero, seguiamo la strada per Ca’ Vannone e scendiamo in val Tidone. Osserviamo che il paesaggio gradatamente va mutando: si vanno riducendo le piantagioni di viti, si ampliano i campi coltivati, aumentano le macchie boschive. Intravvediamo sulla destra la diga del Molato, a sinistra i paesi di Caminata e Pecorara. Per evitare i tornanti stradali puntiamo attraverso i campi a Costiola e quindi entriamo a Caminata, bel borgo in gran parte ricostruito conservando l’antica struttura difensiva. E’ ancora presto per pranzare, ma poiché questo è l’ultimo centro abitato munito di ristoro sul percorso, dopo la registrazione del timbro all’ufficio comunale decidiamo di rifocillarci presso il bar affacciato sulla strada provinciale (offre anche alloggio). Attraverso la via del mulini scendiamo al Tidone per iniziare una faticosa risalita verso Trebecco, Fontanasso e la Cappelletta. Arriviamo così alla sella del crinale tra la val Tidone e la val Tidoncello. Gradatamente il sentiero entra nel bosco di castagni e abeti e il caldo diventa più sopportabile. Ci orientiamo agli incroci con i segnali giallo-blu dell’ippovia. All’ingresso del Giardino di Praticchia troviamo inaspettatamente aperto il bar-ristoro. Ci prendiamo l’ultima pausa prima del tratto finale. Seguendo il sentiero segnato dal Cai ci portiamo sulla sella di crinale che dal Pian Perduto conduce ai Sassi Neri. Qui ci aspetta la lunga discesa in direzione S.Maria e La Valle. Poco oltre questo abitato si imbocca la carrareccia denominata La Squera che porta a Bobbio.

Il percorso si è rivelato vario e interessante: dai lungo-fiumi della pianura alle colline dell’Oltrepo, alle montagne dell’alta  val Tidone. Purtroppo non è ancora segnalato e quindi è necessario munirsi di una carta topografica (disponibile). Siamo soddisfatti di essere stati tra i primi a poterlo sperimentare!

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