Da Bolsena a Roma lungo la Via Francigena

11) Bolsena – Viterbo  (km 32.5)
Tappa lunga ma molto bella. Anche oggi partenza antelucana. Cielo coperto al mattino, ma nel pomeriggio compare il sole. Dopo qualche kilometro di asfalto, in salita si entra nel meraviglioso bosco di Turona, popolato di querce di alto fusto che rendono maestoso il paesaggio. Lungo il percorso ritroviamo un primo tratto dell’antico basolato romano. A metà mattina arriviamo a Montefiascone. All’ingresso del centro abbiamo la fortuna di incontrare l’assessore alla cultura, pellegrino pure lui, a cui si deve una nuova segnatura della francigena, che consente l’attraversamento della città con uscita quasi diretta su sterrato (evitando l’aggiramento della città su asfalto trafficato). Visitiamo la cattedrale e la rocca dei papi, e saliamo sulla “torre del pellegrino” che consente una splendida veduta sul paesaggio circostante. Dopo una sosta ristoro proseguiamo il cammino su un terreno pianeggiante. Ritroviamo un lungo tratto del basolato  ancora ben conservato e illustrato da appositi pannelli. Prima di Viterbo passiamo vicino ad una sorgente termale (il “Bagnaccio”), con alcune persone immerse nelle vasche. Placido non resiste alla tentazione di immergersi pure lui, aprendo una piacevole conversazione con le persone presenti. L’entrata nella città e la ricerca dell’alloggio sono -come sempre-  piuttosto tormentati. Alla fine (è quasi sera) riusciamo ad individuare l’istituto di suore che cercavamo e riceviamo una piacevole accoglienza. Dopo cena visita notturna alla città, alle sue piazze e al Palazzo dei Papi. Qui avviene il nostro congedo dal gruppetto dei 5 amici pellegrini. Stravolti dalla stanchezza e dall’incombere della notte, si erano fermati al primo albergo incontrato in città. L’indomani, per impegni familiari, rientriamo a Piacenza.

12) Viterbo – Sutri (km 27.5)
Dopo i mesi invernali ripartiamo da Viterbo per completare la Via Francigena. Ci ritroviamo ancora in tre: Giuliana, Placido e io. Scegliamo la variante dei Monti Cimini, probabilmente più dura, ma più varia e interessante. Uscita dalla città in mezzo a un traffico sostenuto (via-vai di macchine e pulman,  assembramenti di studenti presso le scuole). Prendiamo la strada Sammarinese che porta in lunga salita a S.Martino del Cimino: paese medioevale con porte d’accesso e mura di difesa, dominato dall’antica abbazia cistercense (metà dell’XI secolo). Ammiriamo la basilica e la massiccia struttura dell’edificio, ma restiamo disgustati dalle macchine che invadono ogni spazio circostante (strade e piazzette). Ancora una volta l’utile prevale sul bello! Riprendiamo il cammino verso il lago di Vico, circondato dai monti e immerso in una riserva naturale. Costeggiamo il lago dall’alto su sterrati che passano vicino a uliveti e noccioleti. A Ronciglione ci fermiamo per la sosta (sono le 14). Dopo ci prendiamo il tempo per visitare il borgo medioevale sovrastato da un enorme palazzo turrito. Ci aspettano ancora 5 km per arrivare a Sutri: bella cittadina medioevale, con stradine ciottolate, palazzi e monumenti, la cattedrale, il parco archeologico, il sepolcreto etrusco scavato nel tufo. Sorpresa! Scopriamo che la casa che ci deve ospitare (“Oasi di pace” gestito da suore francescane) dista 3 km, in località Fontevivola. Momento di sconforto…Poi una signora (un angelo?) si offre di telefonare alle suore per farci venire a prendere col pulmino.

13) Sutri – La Storta  (km 33.5 + 8 km in bus)     
Tappa lunga, a cui si aggiungono i tre km non previsti per rientrare a Sutri da Fontevivola. Superato il tratto trafficato della Cassia, il percorso si snoda su un lungo sterrato in mezzo alla campagna (prati, uliveti e ancora tanti noccioleti).  A Monterosi (dopo circa 10 km) prendiamo un bus per evitare la trafficatissima Cassia a 4 corsie. Scendiamo a Campagnano per riavviarci sulla via in direzione del cimitero monumentale dei cappuccini. Ci aspetta un lungo percorso, sempre su asfalto, caratterizzato dalla presenza di numerose ville, tra un fastidioso ed ininterrotto abbaiare dei cani posti a guardia. Alla fine della strada si entra in un bosco ricco di fiori e bacche in direzione Madonna del Sorbo: un massiccio monastero con annessa chiesa del 1400 (chiusi al pubblico). Su sterrato, sotto un sole impietoso, passiamo attraverso il parco di Veio (nei prati circostanti si respira aria di weeck end, con famiglie riunite attorno a barbecue fumanti). Di nuovo strade asfaltate con ville e cani latranti…Una sosta nell’unico bar “hostaria” incontrato. Poi  una camminata su strade secondarie e tratturi silenziosi (sul percorso anche un tumulo etrusco) fino a Isola Farnese (dominata dal palazzo omonimo). La Storta è un borgo moderno, molto animato, costruito attorno alla via Cassia, il cui unico monumento è la chiesa di S.Ignazio di Lodola (qui avrebbe avuto l’illuminazione per la fondazione della Compagnia di Gesù). Il tempo per una birra rinfrescante e l’approdo presso la casa delle Suore delle Poverelle. Cena presso  un ristorante convenzionato per il menù del pellegrino.

14) La Storta – Roma (km 14.5)
Partiamo di buon mattino per evitare il prevedibile traffico automobilistico attorno a Roma. Per la verità, essendo domenica, il movimento appare ancora contenuto. Purtroppo il giorno festivo condiziona anche l’apertura dei bar (il primo aperto lo troveremo dopo circa 10 km). Ci aspetta un lungo mastro di asfalto (per fortuna quasi sempre munito di marciapiedi) prima sulla Cassia, poi sulla via Trionfale. Arriviamo a Monte Mario (Monte della Gioia per gli antichi pellegrini che avvistavano la meta) dopo oltre 2 ore di cammino. Al Parco Mellini il segnale ci guida su una balconata naturale con vista su uno splendido panorama di Roma e del cupolone di S.Pietro. Ancora 4 km e in via Leone IV avvistiamo le mura leonine. Grande movimento di turisti di tutte le fogge e colori (nessun pellegrino con zaino!). Attraversato il colonnato ci immettiamo nel corteo di gente diretta alla basilica. E’ una bella sensazione sentirsi pellegrini alla meta! Dopo la messa assistiamo all’Angelus e alla benedizione papale tra la folla. Dalla piazza, dopo i saluti ai familiari e agli amici, pensiamo di prendere contatto anche con Costantino, un simpatico compagno di cammino e un po’ anche di vita. Porteremo con noi, come riconoscimento ufficiale, il testimonium rilasciato dall’Ufficio romano pellegrinaggi. Ma più degli attestati formali per noi valgono le esperienze, gli incontri, le emozioni, l’amicizia vissuti durante il cammino!

Piergiorgio

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