La Via Francigena in bicicletta

La  nostra certo non vuole essere definita un’impresa perché altri hanno compiuto questo viaggio e molti altri lo faranno: vuole solo essere il resoconto di un pellegrinaggio entusiasmante che abbiamo avuto la fortuna di compiere. Il gruppo è formato da due fratelli: Umberto e  Paolo e da un “fratellastro” Ettore detto Peo. Vista l’età media piuttosto alta si è pensato di non spremersi  su percorsi troppo duri e lunghi. La nostra esperienza parte dai cammini di Santiago di Compostela su cui Umberto si è rovinato le ginocchia ma che anche da  Ettore e il sottoscritto sono stati percorsi più di una volta. Quest’anno abbiamo però deciso di  tornare sulle orme dei pellegrini in terra d’Italia.

Fidenza – Berceto  59 Km (10 maggio)  
La via Emilia è pericolosa perciò abbiamo scelto di partire da Fidenza da cui un intricato groviglio di strade ci condurrà fino a Fornovo. Ci hanno accompagnato due autisti, Antonio ed Enrico, vecchi compagni di strada su altri sentieri,  che mascherando una punta di commozione ci salutano dopo le fotografie di rito. La prima parte della tappa scivola via senza intoppi, le salite sono pedalabili e tutti siamo di ottimo umore, l’arrivo a Fornovo è quasi una passeggiata. Consumiamo un pasto veloce poi ci avventuriamo sui tornanti di Piantonia alle pendici del Passo Cisa. Qui le cose si mettono un po’ peggio:  vuoi perché intanto è arrivato il sole di mezzogiorno, vuoi perché la salita si fa davvero dura. La Cisa è una salita interminabile, ad ogni curva preghi che sia finita ma poi scopri che ne hai ancora per un bel po’. Il percorso è ben tracciato con i simboli della Via Francigena.
Arrivo a Berceto da solo alle 15 e 30, telefono agli altri due per sapere dove sono e in pratica mi raggiungono alle 17 e 30 e scopro che per metà l’hanno fatta a piedi! Il paesaggio però è stupendo, il traffico inesistente… ne è valsa la pena.
Troviamo buona accoglienza anche se le strutture sono migliorabili, d’altra parte il pernotto è gratuito e a caval donato…! L’ostello si trova presso la Casa della gioventù gestita dalla parrocchia di Berceto.
La cena in una pizzeria serve solo per calmare i morsi della fame ma non è degna di menzione particolare.
Si va a letto con le galline e si continua a non vedere nessuno dei responsabili.

Berceto – Pietrasanta  104 Km (11 maggio)
Alla mattina ci accorgiamo che ci hanno rubato due borselli contenenti il materiale per riparare le forature. Poco male poteva capitarci di peggio! La è tappa massacrante per la lunghezza del percorso e per il peso delle biciclette, inoltre da Pontremoli il traffico  molto intenso ci ha stroncato psicologicamente. Per fortuna non abbiamo fretta perciò possiamo goderci la brezza in riva al mare nelle prime giornate calde della stagione. Attraversiamo il litorale di Marina di Massa, Cinquale, Forte dei Marmi, fino a Pietrasanta. Il centro è storicamente interessante, già molto vivace per la presenza di turisti soprattutto stranieri. Dopo una cena consumata in un anonimo ristorante cinese (per risparmiare) ci ritiriamo per riposarci dalle fatiche della giornata. Pernottiamo in un centro di accoglienza gestito da suore, solo quattro letti ma molto pulito e dignitoso. L’unica nota stonata viene dalla presenza di un altro pellegrino, francese, che ha tossito tutta la notte impedendoci di chiudere occhio. Abbiamo dato fondo a tutta la nostra riserva di carità cristiana per non soffocarlo definitivamente.

Pietrasanta – Altopascio  51 Km   (12 maggio)
La tappa non presenta difficoltà, pertanto decidiamo di fermarci a visitare Lucca. E’ una meravigliosa città medievale costruita su un insediamento romano e che quindi miscela diverse epoche storiche nello stesso scenario urbanistico. Dopo due notti quasi in bianco avverto un po’ di stanchezza supplementare.  Le braccia dei miei due compagni di pedale cominciano ad essere rosse in modo inquietante e a poco servono le mie raccomandazioni (nemo profeta in patria!).
Cominciamo a riscontrare molta curiosità sul nostro viaggio, in tanti ci chiedono notizie in merito.  Arriviamo ad Altopascio accompagnati da un vento fresco che mitiga la fatica . La foresteria è gestita dal Comune dove troviamo tanta cordialità. Il posto è pulito e, cosa non da poco, gratuito.  Ceniamo nella trattoria “La Loggia”  (H. M. O. !), si cominciano a sentire i sapori toscani!

Altopascio – S. Gimignano   65 Km  (13 maggio)
All’uscita dalla foresteria di Altopascio armeggio per 5 minuti buoni con la chiave che non ne vuol sapere di uscire dalla toppa, poi  Ettore le dà un giro e come la Spada nella Roccia quella se ne esce ( vai a capire cosa succede certe volte!).  Il nostro cammino ci porta ad attraversare località famose per diversi motivi: si passa a Fucecchio, terra natale di Montanelli; San Miniato ove ci fermiamo per una visita ad ammirare i palazzi rinascimentali.  Si comincia a vedere la vera toscana, fatta di colline erbose e di borghi che svettano all’orizzonte. La via Francigena è ben segnalata e ovviamente si discosta dal tracciato stradale tradizionale per evitare il traffico automobilistico. Decidiamo quindi di provare a seguire i cartelli e ci immergiamo in un dedalo di strade sterrate. Mal ce ne incolse! I cartelli non sono poi così ben piazzati e ci ritroviamo in “una selva oscura”, pieni di graffi, sporchi di fango e senza riferimenti. Dopo alcuni tentativi riemergiamo in un prato e da lì risaliamo il pendio, ritrovando la strada. Con immenso piacere scopro che non si è allungata di molto, così riprendiamo a pedalare verso S. Gimignano. La tappa si rivela noiosa (nel senso che le salite sono molte e stancano!), il caldo si fa sentire e la fatica pure. Del resto pedaliamo da quattro giorni e non sono state solo passeggiate.

Scopriamo con delusione che le fontane non esistono sul tracciato, c’è un miriade di agriturismi ma nessuno fa servizio bar e trovare da bere con le borracce vuote diventa un problema.
Le braccia di quei due sono sempre più rosse!
Finalmente compaiono all’orizzonte le mille torri di S. Gimignano, le forze si moltiplicano e via!   S. Gimignano ci accoglie maestosa, il rifugio è molto buono e pulito (25 €!), le suore che lo gestiscono fanno una fugace apparizione poi scompaiono alla nostra vista; una doccia ristoratrice e poi a visitare il borgo e a lustrarci gli occhi. La cena la consumiamo in un ristorante di cui purtroppo non ricordo più il nome, perché era consigliabile. La proprietaria simpatica e molto attenta alle nostre vicissitudini.

S. Gimignano – Siena  43 Km    (14 maggio)
La mattina incomincia con diversi contrattempi: colazione scadentissima; foratura di Umberto, regalo del passaggio tra i rovi del giorno precedente; un po’ di difficoltà per il gonfiaggio della ruota per inadeguatezza della pompa in dotazione; una volta per strada mi accorgo di non avere con me lo zainetto, perciò ritorno al convento ma la porta è chiusa perché le suore in quel momento sono a messa; finalmente il portone si apre (c’è un Dio anche per i pellegrini!) e posso recuperare il mio bagaglio che conteneva pure il cellulare.
Dopo tutto ciò la tappa ha inizio. Saltiamo le visite a Poggibonsi e Monteriggioni perché il Capo (Umberto) dice che non ne vale la pena così noi si ubbidisce e si prosegue. Consumiamo il pasto del mezzogiorno presso un ameno locale posto sulla strada provinciale; siamo accolti sempre con molta cordialità.
Siena è bellissima,  attraversiamo tutto il centro  per arrivare al rifugio e durante  il percorso si verifica una scenetta gustosa nella quale un passante, per darci le indicazioni relative, si improvvisa cicerone alla maniera di Totò e ci racconta la vicenda di Coppo di Marcovaldo, fiorentino,  fatto prigioniero nella Battaglia di Campaldino, che fu obbligato a  dipingere una Madonna nella chiesa di S. Maria dei Servi. Questa storia deve essere ben radicata nella popolazione senese perché il quadro, peraltro magnifico, è l’unico che reca una data precisa relativa alla sua realizzazione (1261).
Il rifugio è gestito dalle suore Vincenziane, o meglio da suor Ginetta, sorta di “ Madre Teresa”  nostrana che oltre a accogliere pellegrini, distribuisce pasti per centinaia di persone indigenti. E c’è ancora chi dice che non ci sono poveri che muoiono di fame! E proprio chiacchierando con lei sappiamo che nel 2008 ha accolto più di 400 pellegrini, segno che anche la Francigena si sta muovendo.
La trattoria ci fa risparmiare ma va dimenticata, non è degna di menzione. Degno di menzione è invece il gelato che Ettore si divora dopo la cena e che lo farà vomitare per tutta la notte. Sembra strano ma alle 20 e 30 siamo già a letto, la stanchezza è tanta e le colline toscane lasciano il segno nelle gambe; e poi sono già 5 giorni che si pedala!

Siena – S. Quirico d’Orcia   75 Km   (15 maggio)
Partiamo da Siena con la benedizione di Suor Ginetta ed un cielo che non promette nulla di buono. Seguendo i cartelli della V. F. facciamo 8 Km intorno a Siena quando ne bastavano 2 per lasciare la città. Il nostro pensiero va così subito ai pellegrini a piedi che devono sobbarcarsi un supplemento di strada quanto meno inutile!
La giornata è uggiosa, piove per un paio d’ore, sulla strada incontriamo l’osteria da Peo!  Alle 12 siamo già arrivati, il parroco che gestisce l’ostello non è un mostro di simpatia ma non possiamo fare sempre i difficili!   Pranziamo alla trattoria Osenna (H. M. O.!), il cibo è ottimo e i prezzi contenuti.
Nel pomeriggio una tappa supplementare a Pienza ,che i miei compagni di cammino non avevano mai visitato. Per arrivare c’è una noiosa salita di 5 Km che al Peo non piace molto ma al ritorno si trasforma in discesa e allora tutte le ubbie si buttan là!. Durante la nostra permanenza a S. Quirico Umberto e Ettore incontrano 2 pellegrini di Sestriere  già conosciuti dieci giorni prima sul percorso piacentino della Francigena.  Cena alla trattoria Osenna,  qualità come sopra, poi a letto.
Il Peo non digerisce le salite ma la condizione cresce e la gamba gira alla grande. Consigliato per il prossimo Giro di’Italia dei Sabbioni.

S. Quirico D’Orcia – Acquapendente  50 Km  (16 maggio)
Tappa facile, solo un paio di salite ma trascurabili, visto il nostro stato di forma. Qui si entra nel Lazio e il paesaggio muta come per incanto: non più colline e castelli ma case basse, campi poco ordinati e molta zootecnia “a vista”. Dopo la galleria di Radicofani, incontro la carcassa di un istrice ancora ben conservata, incrociamo nell’ordine: due ciclisti con pompa adeguata (che finalmente gonfiano la bicicletta di Umberto  ad un livello di atmosfere rassicurante) e la Mille miglia con una serie infinita di auto d’epoca da far venire un oceano di ricordi a noi che non abbiamo più vent’anni; peccato che gli autisti si facciano prendere un po’ la mano rischiando la loro e la nostra pelle!
Ma i guai meccanici di Umberto non finiscono con le forature, infatti il cambio, che non è stato registrato a dovere, fa saltare vieppiù la catena, e non basta una sola dimostrazione per ricollocarla al suo posto in poco tempo, necessita ogni volta un vero e proprio corso di meccanica quantistica.
Acquapendente: simpatico borgo laziale famoso per la festa dei Pugnaloni (??); che vi si svolge per l’appunto oggi e domani.
Il pranzo in una piacevole osteria (Ai Pugnaloni… sic!) trovata da Ettore un po’ per caso andando a sbattere contro la proprietaria mentre si era alla ricerca di un luogo dove calmare i morsi della fame e della sete (H. M. O.!)
L’ostello è gestito da una comunità di volontari animati da tanta voglia di fare ma con pochi soldi, pertanto la struttura risulta migliorabile nella sua essenza.
Durante la serata merita una notazione la passeggiata nei quartieri in cui fervono i lavori per la preparazione dei Pugnaloni che altro non sono che enormi dipinti di tre metri per due colorati con foglie e petali raccolti per l’occasione. E’ interessante vedere la passione che tutti mettono per ottenere il meglio da mostrare la domenica successiva nella piazza principale.
Nell’ostello non siamo soli, scopriamo che in altre stanze pernottano pellegrini stranieri.

Acquapendente – Montefiascone  41 Km  (17 maggio)
Domenica! Anche questa tappa non presenta difficoltà così ce la prendiamo comoda. Ci si ferma a Bolsena, ad ammirare il lago, a visitare la città, la sua rocca ed il museo in essa allestito; c’è anche il tempo per un caffè supplementare, poi in sella verso Montefiascone.
Le città dell’Italia centrale hanno tutte un proprio fascino e una storia molto più evidente che al nord.
Il Lazio è meno ondulato della Toscana ma certe sue salite ti restano nelle gambe. Il paesaggio è certamente diverso ma sempre molto coinvolgente.
E’ il caso dell’erta che ci porta in paese a Montefiascone: arriviamo come sempre verso le 13 e sotto il sole a picco la fatica raddoppia. La salita finisce ma ci sono ancora strappi fino ad arrivare in cima dove sorge il monastero che gestisce il rifugio. E’ una costruzione immensa dove si rischia di perdersi, tutto molto pulito, oserei dire asettico.
La trattoria si trova proprio al di fuori del monastero, siamo nel regno dell’EST EST EST e non ce lo facciamo mancare di certo.
Nel pomeriggio abbiamo la fortuna partecipare ad un concerto di canto corale del Coro Della Diocesi Di Roma diretto da Mons. Marco Frisina che io non conoscevo. Solo dopo ho scoperto essere un musicista e compositore molto noto e quotato che ha scritto colonne sonore per numerosi sceneggiati televisivi.
Per la cronaca il concerto è stato bellissimo e altrettanto bello è stato trovarci invitati al ricevimento offerto, per il coro stesso, dalla suore che ci davano ospitalità. Peccato che avessimo già cenato e prendere sonno non è stato facile.
Siamo seguiti passo passo dai nostri familiari che ci manifestano tutta la loro solidarietà.

Montefiascone – Sutri   51 Km   (18 maggio)
Fino ad ora abbiamo viaggiato in compagnia del profumo dei fiori di robinia e di erba medica, oggi sentiamo anche profumo di Roma. Lungo il percorso ci fermiamo a Viterbo per una visita al duomo e alla sala del conclave, un po’ di foto, due chiacchiere con qualche turista e stiamo per andarcene: in quel momento passa un signore che ci offre il timbro sulla credenziale del pellegrino e noi si accetta di buon grado.
E’ il custode del museo della cattedrale (che quel giorno però è chiuso) e mentre prepara i timbri ci dice che è pellegrino pure lui, ha fatto quasi tutti i cammini di Santiago e così via con molta cordialità. Al momento del commiato noto che la sua cintura ha una fibbia con una foggia familiare e chiedo se è un cinturone scout. Dice di sì e alla notizia che anche noi siamo tre scout esplode tutta la sua gioia che culmina in un bar a berci sopra alla sua salute. Ci salutiamo con tanta cordialità e ci addentriamo nel quartiere medievale di Viterbo per riprendere il nostro viaggio: è un luogo meraviglioso in cui sembra di fare un salto indietro nel tempo di settecento anni. Veramente consigliata la visita.
Ritorniamo sulla Cassia in un paesaggio da film in costume d’epoca romana, il traffico che fino ad ora era molto tranquillo comincia a diventare ossessivo, come il caldo.
Alle 14 arriviamo a Sutri, l’ostello è molto pulito, facciamo una fugace conoscenza con una suora di clausura che si eclissa subito dopo averci dato le dritte per il pernottamento e la colazione dell’indomani. Durante la visita in città cominciano, febbrili le telefonate ai nostri cugini di Roma per organizzare un incontro la sera del nostro arrivo, cerchiamo un posto dove cenare ma alla trattoria “Il Buco” si mostrano troppo scontrosi per la nostra sensibilità, così scrollata la polvere dai nostri calzari, cerchiamo un altro posto il cui gestore  è certamente più gentile ma qualitativamente anonimo.

Sutri – Roma 63 Km (19 maggio)
L’ultima tappa si snoda su un percorso alternativo alla Via Francigena perché il traffico è troppo pericoloso. C’è aria di ultimo giorno di scuola!
Percorriamo perciò il lago di Bracciano che visitiamo. La strada è in effetti molto bella e tranquilla, ci permette di goderci il paesaggio. La condizione atletica del Peo è al culmine, sapendo che non ci sono più salite continua a scattarci in faccia  e noi fatichiamo per chiudere i buchi. Ci salva un’osteria in località Osteria Nuova nella quale si introduce senza esitazione cosicché lo possiamo raggiungere.
Al paese di Anguillara entriamo nel traffico caotico e senza scrupoli dei sobborghi di Roma e così di seguito fino alla fine.
Da una serie di strade secondarie entriamo sulla via Trionfale che ci conduce in Vaticano e da lì a Piazza S. Pietro: gli abbracci si sprecano, c’è un po’ di commozione per le preoccupazioni che ci hanno accompagnato in questo viaggio. Facciamo anche un po’ di foto poi ci tuffiamo nel caos endemico di Roma che si fa un baffo di quelli che pedalano (sembrano un po’ i leghisti con gli extracomunitari!).

E così è finito il pellegrinaggio! Sembravano tanti dieci giorni ma sono volati via.
La bicicletta non ci manca nemmeno un po’ in questi momenti, che pacchia farsi trasportare in macchina o in autobus!  Ma c’è ancora un’ultima fatica da superare : dobbiamo portare le biciclette presso la ditta di corrieri per spedirle a casa. Quella è la fatica più tremenda di tutto il viaggio: in sette chilometri abbiamo rischiato la pelle molte volte  solo perché viaggiavamo nel traffico di Roma alle otto di mattina.

Grazie al Cielo siamo arrivati e anche lì troviamo tanta curiosità e tante domande sul nostro cammino, richiesta di istruzioni sul mezzo, sul percorso eccetera. In questo frangente la nostra “guida spirituale” Umberto si lascia andare in descrizioni colorite sulla Via Francigena, sul nostro Sito Internet, promettendo di pubblicare il nome della TNT che ci ha spedito le biciclette, di spedire alla signora tutte le notizie necessarie se un giorno vorrà cimentarsi in questa avventura (l’avrà fatto?).

E così è proprio finita. Domani ci attende il treno per Piacenza, torniamo certamente arricchiti da questa esperienza, già qualcuno pensa al prossimo viaggio; a tutti, credo, rimangono nella mente le giornate passate a pedalare e a chiedersi chi ce lo ha fatto fare.

One thought on “La Via Francigena in bicicletta

  1. Bella esperienza. Spero gratificante. .sicuramente un po faticosa.c’e’ voluto tanto allenamento precedente? Secondo te si può fare in 8 giorni? .

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