Via degli Abati

Da Bobbio a Pontremoli, verso Roma; la Via degli Abati è un itinerario altomedievale, dal 600 al 1000, che gli abati e religiosi del monastero di San Colombano di Bobbio, percorrevano per raggiungere Roma. La Via degli Abati attraversa l’Appennino Tosco-emiliano, per un totale di 125 chilometri, includendo i quattro passi di Sella dei Generali, Linguadà, Santa Donna e Borgallobardi. Da Bobbio la via attraversa i territori dei Comuni di Coli, Farini, Bardi, Borgo Val di Taro, e giunge a Pontremoli, in Lunigiana, dove si innesta nella Via Francigena di Sigerico, seguendo testimonianze e segni di età medievale riscoprendo una zona di grande fascino storico, ambientale e artistico.
Storicamente era il 613 quando l’abate e santo irlandese Colombano fondò la celebre abbazia di Bobbio, poi centro europeo culturale e religioso, nonché grande studio scriptorium del Medioevo. Fu a quei tempi che la Via degli Abati venne utilizzata dai monaci per il raggiungimento di Roma, oltre che dagli ecclesiastici irlandesi in pellegrinaggio alla tomba di San Colombano, e per il trasporto e la distribuzione dei prodotti dai possedimenti monastici di San Colombano verso i territori piacentini, le Valli del Ceno e del Taro, e la Toscana. L’antica Via degli Abati collega le medievali Bobbio e Pontremoli, proseguendo per Roma, facendosi largo tra i millenari boschi, le gole e i torrenti degli Appennini tra le province di Piacenza, Parma e Massa-Carrara. Innumerevoli i borghi, le chiese, le rocche e i luoghi rimasti immutati nel tempo, dove solo gli elementi naturali e l’abbandono dell’uomo hanno contribuito all’attuale fascino. Di notevole interesse storico e artistico, oltre al complesso abbaziale di Bobbio, sono il romanico Ponte Gobbo sul fiume Trebbia, importante corso d’acqua e silente testimone dell’epica battaglia che vide il condottiero Annibale vittorioso sulle truppe dell’Impero Romano, la longobarda rocca di Bardi, edificata su di un suggestivo sperone di diaspro rosso, gli eleganti rinascimentali e barocchi palazzi di Borgotaro, e infine Pontremoli, antico centro medievale di traffici commerciali le cui alte torri e antichi ponti dominano le vallate della lunigiana, culla e dimora di antiche civiltà.
Grazie all’applicazione e all’impegno di Giovanni Magistretti, studioso piacentino, la storia di questa importante via sta tornando alla ribalta; in vista di una valorizzazione e sistemazione opportuna, lo stesso Magistretti va via via incontrando i vari enti del territorio, piacentino e parmense per discutere sulle possibilità di recupero di questo antico percorso, che porterebbe a galla una parte importante della storia locale, senza considerare poi il cospicuo impatto turistico che potrebbe avere. Non solo via Francigena, quindi, ecco che spunta allora un’alternativa, anche più umile se si vuole ma altrettanto ricca di spunti di riflessione, meritevole di essere conosciuta e valorizzata. Per questa via si potrebbe ritrovare un filo conduttore per spiegare i tanti perché, non del tutto risolti, della maggior parte delle costruzioni medievali presenti tutt’oggi davanti ai nostri occhi lungo il percorso.

Il punto di partenza è Bobbio che, col suo monastero fondato nel 613 da San Colombano, ha rappresentato per secoli il centro assoluto attorno a cui si muoveva la spinta culturale dell’Italia settentrionale intera. Proprio da qui, i monaci di Bobbio partirono con l’identificare questa via, che arriva direttamente a Pontremoli, e che oltre a scopi di pellegrinaggio (dalla Lunigiana, infatti, si proseguiva per Roma), aveva sul suo percorso numerosi punti religiosi e economici importanti. Borgo Val di Taro, infatti, era forse il più importante e redditizio possedimento del monastero di Bobbio, oltre a costituire un luogo di sosta e ricambio dei cavalli. Da Bobbio la strada procede per i borghi di Coli, Mareto e Groppallo, attraversando nel Piacentino i castelli dell’alta Val Nure, fino a giungere nel Parmense, con Bardi e Borgo Val di Taro. Il valico da passare per raggiungere la Lunigiana era il passo del Borgallo, allora molto più sicuro rispetto al passaggio obbligato dal quale la Via Francigena portava al Passo della Cisa, controllato inizialmente da una fortezza bizantina. Quindi questa via, come è storicamente provato, fu l’arteria principale degli spostamenti almeno fino al X secolo, quando quel varco sparì come era comparso, decadendo pian piano per lasciare il posto alla Via Francigena, la via medievale per eccellenza. Rimangono tuttora i numerosi edifici storici che sorsero o si svilupparono in corrispondenza di questa antica via. Per citarne qualcuno, la chiesa di Coli, e in particolare la grotta di San Michele, in cui San Colombano si ritirò in preghiera per quaranta giorni prima della morte, ma anche l’antica chiesa di San Cristoforo, sita a pochi chilometri da Borgo Val di Taro, o i manieri di Bardi e Compiano.
E’ ormai fuori dubbio quanto la Via degli Abati sia capace di restituirci un patrimonio culturale e artistico di grande importanza, che riassume i secoli dell’Alto Medioevo piacentino e parmense e, in parte, toscano. Un varco appennino all’ombra imponente della mistica figura di San Colombano, il santo venuto dall’Irlanda che ancora oggi non cessa di esercitare un forte potere carismatico a livello europeo.

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